Lui & Lei
Incontri del Destino
xbearlucx
28.08.2025 |
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"A quel punto, sedendosi a cavalcioni, dandogli le spalle lo guidò dentro di sé, iniziando a muoversi con un ritmo lento e sensuale, oscillando il ventre avanti e indietro..."
Non so se a voi sia mai capitato di pensare che alcuni incontri non siano semplici coincidenze, ma parte di un destino prestabilito. Quella sequenza di avvenimenti apparentemente dettati dal caos e senza legame, a un certo punto trova un ordine, un filo razionale, quando incontri quella persona. Come se l’universo ti stesse inviando un messaggio.Questo accadde a Luca e a Laura.
Si conobbero in chat nella primavera del 2013. Avevano molti interessi in comune e passarono ore a scriversi senza mai incontrarsi. Nell’estate dello stesso anno si cancellarono entrambi dalla piattaforma: ciascuno aveva iniziato una relazione. Quelle storie, però, finirono nel dicembre 2014, giusto in tempo perché potessero iscriversi nuovamente e ritrovarsi la Vigilia di Natale.
«Ciao piccolino, come stai?» gli scrisse lei quella mattina.
Luca, preso com’era dall’acquisto degli ultimi regali, non si accorse subito del messaggio e rispose soltanto nel tardo pomeriggio:
«Non ricordavo di essere così piccolino! Dall’alto del mio metro e novantasette, di solito non mi chiamano così.»
Laura replicò con una faccina sorridente: «Hai capito bene a cosa mi riferisco. Sei piccolino: hai ben dodici anni meno di me.»
Passarono così il resto del pomeriggio a raccontarsi l’anno appena trascorso. Lei gli confidò che si era definitivamente lasciata con un collega la settimana precedente. Anche Luca le confessò che la sua storia era naufragata l’8 dicembre e che, dopo tutto, aveva soltanto voglia di distrarsi.
Il giorno seguente non si scrissero, se non per uno scambio di auguri in tarda serata, dopo aver trascorso il Natale con le rispettive famiglie.
Il 26 dicembre, intorno alle 16:00, Luca notò che Laura gli aveva lasciato il numero di telefono in chat. Se lo segnò, lo memorizzò sul cellulare e le scrisse su WhatsApp, mentre stava uscendo per un aperitivo con gli amici. In quel momento provava ancora un certo fastidio al pensiero che proprio quel giorno avrebbe dovuto partire con la sua ex.
Aveva appena ordinato da bere quando gli arrivò un messaggio da Laura:
«Ciao, che fai di bello?»
«Sono a fare aperitivo con degli amici, e tu?»
«Nulla. Avrei bevuto volentieri qualcosa con te, ma qui è tutto chiuso!»
Dopo qualche minuto passato a riflettere, Luca si decise: offrì il giro agli amici, acquistò una bottiglia di prosecco, si congedò da loro col sorriso sulle labbra e le scrisse:
«Non ti preoccupare. Preparati: quando arrivo al casello ti chiamo e mi dici dove venire a prenderti.»
«Ti ho appena detto che qui è tutto chiuso.»
«E io ti ho appena risposto di non preoccuparti!»
Salì in auto, imboccò l’autostrada e spinse l’acceleratore quanto poteva. Avvisò i suoi che si sarebbe fermato a cena con gli amici e, alle 18:15, scriveva già a Laura per dirle che era appena uscito dal casello.
«Ma sei davvero qui?» rispose lei stupita.
«Sì! Ti avevo detto di prepararti… Pensavi che non venissi?»
«Sembravi più posato e razionale nei nostri discorsi. Non avrei mai pensato che accettassi un invito all’ultimo con una sconosciuta. Hai mai pensato che nelle foto potrei non essere io?»
«No, non mi è mai passato per la testa. Non vedo perché qualcuno dovrebbe stare su una chat di incontri usando le foto di un’altra persona, se poi lo scopo è conoscersi dal vivo!»
«Ok, ok. Gira a sinistra subito dopo l’incrocio dell’autostrada: prosegui per qualche centinaio di metri, oltrepassa il sottopasso e troverai un parcheggio. Aspettami lì e dammi dieci minuti che arrivo!»
Quei dieci minuti a Luca parvero interminabili. Dopo un quarto d’ora le luci dell’auto di Laura apparvero finalmente nel parcheggio. Lui fece per scendere, ma lei lo fermò con un gesto:
«Risali in macchina. Ci spostiamo: non mi piace che gli altri si facciano i fatti miei e sappiano con chi mi vedo.»
Luca riaccese il motore e aspettò che anche lei salisse.
«Allora, dove vuoi andare?» chiese.
«Non saprei. Sei stato tu a dirmi di non preoccuparmi, di cambiarmi e tenermi pronta: ora ci devi pensare tu!»
«In effetti, io ho portato da bere…» rispose lui, sorridendo, e poi aggiunse scherzando: «Hai mai pensato che potresti essere appena salita in auto con un potenziale serial killer, pronto a portarti dove vuole?»
«Ma smettila, muoviamoci!» ribatté Laura dandogli un pizzicotto sul braccio.
Luca non conosceva bene le strade del posto, ma pensandoci gli venne in mente una meta. Con fare deciso imboccò la strada che usciva dal paese. Laura, un po’ titubante, gli chiese:
«Dove cavolo stai andando?»
«Avevo in mente un posticino a Brusson!»
«Brusson?» rispose lei, sorpresa. «Allora fai inversione e torna indietro: ti faccio strada io, così risparmiamo tempo!»
Dopo circa quaranta minuti di stradine piene di curve, arrivarono a destinazione. Lo scenario, però, era diverso da come Luca l’aveva immaginato: il lago e la passeggiata erano completamente ricoperti da cinquanta centimetri di neve. Nonostante la leggera svista, aprì il baule, prese una spatola per il ghiaccio e pulì una panca e un tavolo da pic-nic nell’area giochi. Tirò fuori una coperta e la bottiglia di prosecco.
«Visto? Mi sembra di aver rimediato ai locali chiusi del 26 dicembre!» disse con un sorriso.
Lei lo guardò e, ridendo, rispose: «Sei proprio matto! Ma devo essere sincera: sei riuscito a sorprendermi. Hai pensato a tutto… o quasi!»
«Quasi?» domandò lui.
«Sì, una cosa te la sei dimenticata.»
«Che cosa?» chiese incuriosito.
«Qualcosa da mangiare!»
In effetti, non avevano nulla da mettere sotto i denti.
«Ci penseremo quando ci verrà fame!» replicò Luca ridendo.
Si sedettero sulla panca, con metà della coperta sotto di loro e l’altra metà sulle spalle. Stapparono la bottiglia e iniziarono a bere direttamente dal collo. Attorno a loro, il paesaggio era completamente imbiancato; la neve ovattava ogni rumore e, nonostante fossero nel pieno delle vacanze natalizie, sembrava non esserci anima viva nei dintorni.
Il freddo li fece avvicinare e abbracciare. Passarono così più di un’ora a chiacchierare: sembravano due vecchi amici che non si vedevano da una vita, più che due persone al loro primo incontro reale.
Erano passate da poco le 20:00 quando i morsi della fame iniziarono a farsi sentire. Decisero di dirigersi verso una pizzeria che faceva anche servizio d’asporto. Presero una pizza da condividere e risalirono in macchina.
«Senti, andiamo a mangiarcela al Col de Joux: lassù la vista è meravigliosa» propose Laura.
Luca accettò di buon grado.
Arrivati in cima, trovarono il colle deserto: non c’era nessuno. Parcheggiarono subito dopo una piccola baracca di legno per le informazioni turistiche, posizionando il muso dell’auto verso la valle. Luca spense il quadro, abbassò leggermente i finestrini e rimasero al buio a guardare la vallata, spartendosi la pizza al salamino e sorseggiando il prosecco avanzato.
Sarà stato il salamino, o forse il prosecco bevuto, o entrambe le cose insieme, ma l’atmosfera in auto cominciò a scaldarsi. Divenne bollente quando Laura condivise l’ultimo sorso di spumante, passandolo dalla sua bocca a quella di Luca, mentre con una mano gli tastava i pantaloni, sussurrandogli all’orecchio:
«Avrei voglia di spostarmi sui sedili posteriori e farmi abbracciare da te. Considerala una prima base: non è detto che stasera facciamo l’amore, voglio solo che sia chiaro. Vediamo come reagiscono i nostri corpi… Te la senti? Sapendo che magari, tra mezz’ora o un’ora, con tutta la voglia che hai già adesso, potrei chiederti di riaccompagnarmi a casa senza aver concluso niente?»
«E le alternative quali sono?» chiese Luca.
«Non ci sono. O giochiamo a modo mio, o torniamo a casa subito!»
Luca mise in moto l’auto. Lei parve delusa, ma lui fece un paio di manovre, accostò il più vicino possibile alla baracca, spense il motore, scese e si spostò sui sedili posteriori. Laura lo seguì con un sorriso malizioso.
Fuori, la temperatura era già scesa sotto lo zero, ma all’interno dell’abitacolo l’aria si fece subito rovente. Per stare più comodi, spinsero avanti i sedili anteriori. Laura si abbandonò tra le braccia di Luca e restarono abbracciati a lungo, prima di lasciarsi andare a qualche carezza.
Lei, provocante e sensuale, sapeva toccare e stuzzicare i punti giusti. Tutto quel petting non fece che aumentare la tensione: l’aria era ormai satura di desiderio. Luca iniziò a spogliarla lentamente. Laura, supina sulla coperta, era completamente rilassata mentre lui le massaggiava le spalle, la schiena e, scendendo piano, le natiche. Con delicatezza riuscì a sfilarle anche i pantaloni.
In quella posizione, lei lo cercava a tentoni, massaggiandogli l’arnese attraverso i pantaloni, sentendolo sempre più duro, finché si fermò un attimo. Luca si tolse camicia e jeans, rimanendo in intimo. Le mani lasciarono spazio alle labbra: in quell’abitacolo carico di elettricità i loro corpi scivolavano l’uno sull’altro, scambiandosi calore e piacere.
Luca era ormai gonfio di desiderio, carico a mille per quella situazione inattesa. Dopo averle morso con delicatezza le natiche, scostò di lato le mutandine, ormai intrise di umori, e si lasciò scivolare dentro di lei senza alcuna difficoltà.
Un gemito di piacere sfuggì alle labbra di Laura, seguito da un’esclamazione provocatoria:
«Non ti avevo ancora dato il permesso di scoparmi!»
Luca, sorridendo, si fermò e lo sfilò fuori.
«Come desideri tu.»
«E adesso dove vai? Rimettilo dentro e scopami!»
«Come vuoi! Visto che non avevo bisogno del tuo permesso per capire quando farlo?»
Ricominciò a muoversi con colpi lenti e profondi, mantenendo un ritmo costante, mentre le baciava il collo da dietro.
«Fermati, dai! Non possiamo!» esclamò Laura all’improvviso.
«Non possiamo cosa?» ribatté lui, interrompendosi e sfilandosi.
«Nulla, nulla! Scopami e non ti fermare!»
Luca riprese con più vigore, le mani appoggiate sui sedili mentre ad ogni affondo il suo bacino sculacciava le cosce sode di lei.
«No, fermati, non mi va più!» gridò ancora Laura.
Luca cominciava a sentirsi confuso e un po’ stizzito da quel continuo «fermati» e «continua». Si fermò, si sfilò e si sedette sul sedile, dicendo con fermezza:
«Adesso decidi: ti va di farlo o non ti va. In caso contrario ci rivestiamo. Questo fermati, no continua, scopami, no non possiamo… sta mandando in confusione sia me che lui, là sotto!»
Laura lo guardò intensamente e disse:
«Hai detto tu che sapevi quando metterlo dentro e quando no. Allora scopami anche se ti dico di fermarti!»
«Sicura?» chiese Luca.
«Sì, sicura!»
Lei tornò a mettersi a quattro zampe, il petto appoggiato al sedile e le natiche protese verso di lui. Luca si chinò ad assaporarla ancora qualche istante, ritrovando subito la piena erezione. Poi, deciso, la prese con forza, incurante delle sue parole di resistenza.
Ad ogni «no, fermati!» aumentava l’intensità dei colpi.
Ad ogni «ora basta!» accelerava il ritmo.
Finché Laura non cominciò a gemere senza più trattenersi, esplodendo insieme a lui in un amplesso fragoroso che bagnò la coperta distesa sul sedile.
Sudato e ansimante, Luca crollò addosso a lei, colto da un crampo al polpaccio, ma continuò a baciarle il collo e a sfiorarle la schiena finché i brividi non si placarono. Poi si lasciò cadere dolorante sul sedile.
Laura si voltò, si avvicinò accarezzandolo, portò le labbra al suo orecchio e sussurrò:
«Mi piace essere presa con forza, con veemenza… e mi eccita ancora di più dire di no.»
«Io preferisco avere il consenso, giocare di equilibrio: cedere e riprendere il controllo, guardandosi dritti negli occhi» rispose Luca.
Laura iniziò a baciarlo sul collo, con le labbra che scendevano piano sul suo petto. Intanto la mano si muoveva sicura, cominciando a masturbarlo. I suoi baci scivolarono sempre più giù, finché la sua lingua calda cominciò a girare attorno alla cappella, che ancora trasudava i residui dell’amplesso appena consumato.
Lo prese in bocca con dolcezza, coccolandolo e massaggiandogli i testicoli finché non fu nuovamente pronto, teso e pulsante. A quel punto, sedendosi a cavalcioni, dandogli le spalle lo guidò dentro di sé, iniziando a muoversi con un ritmo lento e sensuale, oscillando il ventre avanti e indietro.
Questa volta era lei a condurre il gioco, e lo stava cavalcando con decisione. Luca le passò un braccio attorno al petto, stringendola a sé, mentre con la mano sinistra le strizzava i seni e con la destra le massaggiava il clitoride.
Continuarono quella danza a lungo, i corpi avvolti in una miscela di calore e desiderio. Poi Laura si girò, e ricominciò a ondeggiare con i fianchi. I loro sguardi persi l’uno dentro agli occhi dell’altra, durarono ancora pochi intensi istanti, prima di abbandonarsi ancora una volta al piacere, lasciandosi andare a un secondo orgasmo. Stremati e soddisfatti, si assopirono abbracciati, con la coperta umida a coprire i loro corpi nudi.
Quando Luca riaprì gli occhi era già mezzanotte. La svegliò dolcemente e si rivestirono, tornando sui sedili anteriori per rientrare a casa.
L’accompagnò fino al parcheggio dove si erano incontrati e si salutarono.
«Ti chiamo in settimana» gli disse Laura, sorridendogli.
Luca non ci contava troppo. Eppure era rimasto affascinato, sorpreso e spiazzato dall’energia e dalla sensualità che lei aveva sprigionato. Tutto questo gli aveva fatto dimenticare il resto del mondo. Allo stesso tempo, però, si sentiva confuso dal suo comportamento altalenante.
«Vedremo se il futuro ci farà incontrare nuovamente di persona» disse tra sé e sé.
«Ne sono convinta» rispose lei, chiudendo la portiera alle sue spalle.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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